la redazione di un precetto alla luce dei nuovi parametri imposti dalla riforma sulle tariffe forensi.
di Antonella Di Micco | 7 ottobre, 2012

L’art. 9 del Decreto Legge 24 gennaio 2012, n. 1 recante “disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività”, ha previsto l’abrogazione delle tariffe professionali, affidando ad un decreto ministeriale la determinazione dei compensi spettanti al professionista (art. 9, comma 2 cit.: “nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento a parametri stabiliti con decreto del ministro vigilante”).

Il decreto di riferimento reca il n. 140,  pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 195 del 22 agosto 2012 ed entrato in vigore il 23 agosto 2012, che ha provveduto ad emanare il  “regolamento recante la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte di un organo giurisdizionale dei compensi per le professioni regolamentate, ai sensi dell’art. 9 del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1convertito con modificazioni dalla legge 24 marzo 2012 n. 27”.

È interessante chiarire sin da subito un aspetto fondamentale ed essenziale: cosa si sia stabilito in ordine alla redazione degli atti di precetto in forza di sentenze emesse in data anteriore all’entrata in vigore del D.M. n. 140/2012 sopra citato.

L’art. 41 del D.M. 140/2012 contiene la disciplina transitoria e così recita: “Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore”. In pratica le liquidazioni già avvenute prima dell’entrata in vigore del regolamento, ovvero, ovviamente, quelle contenute, anche implicitamente, nelle sentenze pubblicate in data anteriore al 23 agosto 2012, e per le quali la redazione dell’atto di precetto, va effettuata utilizzando le vecchie tariffe professionali forensi ancora applicabili, all’epoca, con l’indicazione dei diritti di precetto ivi previsti, pacificamente dovuti per legge; le liquidazioni successive all’entrata in vigore del citato regolamento, ovvero quelle contenute sia nei titoli diversi dalle sentenze sia nelle sentenze pubblicate successivamente (ed in cui la liquidazione viene effettuata in base alle nuove tabelle).

La norma è chiara e va interpretata ed applicata correttamente, nel senso che anche successivamente all’entrata in vigore del D.M. su citato, ma in forza di provvedimenti giudiziali antecedenti, vanno applicate le tariffe in vigore al momento della liquidazione giudiziale, ovvero le vecchie tariffe forensi.

E che le tariffe forensi continueranno ad applicarsi anche dopo il termine del periodo transitorio con riferimento ai diritti per le prestazioni già svolte anteriormente alla loro abrogazione è consolidato insegnamento sempre della Suprema Corte che più volte, in tema di successione di tariffe professionali forensi, ha avuto modo di specificare che “Il giudice, quando liquida le spese processuali e, in particolare, i diritti di procuratore e gli onorari dell’avvocato, deve tenere conto che i primi sono regolati dalla tariffa in vigore al momento del compimento dei singoli atti, mentre per i secondi vige la tariffa in vigore al momento in cui l’opera è portata a termine e, conseguentemente, nel caso di successione di tariffe, deve applicare quella sotto la cui vigenza la prestazione o l’attività difensiva si è esaurita” (Cassazione civile, sez. II, 15/06/2001, n. 8160), mentre gli onorari di avvocato, in virtù del carattere unitario dell’attività difensiva, devono essere liquidati in base alla tariffa vigente al momento in cui le attività professionali sono state condotte a termine, identificandosi, tale momento, con quello dell’esaurimento dell’intera fase di merito o, per il caso in cui le prestazioni siano cessate prima, con il momento di tale cessazione (Cassazione civile, Sez. III, 11 marzo 2005, n. 5426; Conforme Cassazione Civile, Sez. II, 12 maggio 2010, n. 11482).